PERCHE OPEN ACCESS?

Open access è

(EN)«Open Access literature is digital, online, free of charge, and mostly free of copyright and licensing restrictions»(IT)«La letteratura Open Access è digitale, online, gratis, e per la maggior parte libera da copyright e restrizioni legali»
(Peter Suber, Open access overview. Focusing on open access to peer reviewed research articles an their preprints, 2004.)

Nasce come reazione a un cortocircuito che contraddistingue l’editoria accademica: gli articoli frutto della ricerca sono venduti dalle case editrici a caro prezzo, nonostante costi operativi ridotti (grazie alle piattaforme di pubblicazione e consultazione online, come Jstor), e senza che gli autori della ricerca beneficino di retribuzione, ma anzi con la cessione dei diritti alle case editrici. Spesso sono gli autori stessi che pagano per pubblicare le proprie ricerche. Questo sistema di doppio pagamento – da fornitore e da utente – crea un’anomalia a vantaggio esclusivo delle case editrici, tra cui spicca Elsevier, la più grande di esse.

La conseguenza è che studenti, ricercatori e docenti (ma in realtà chiunque desideri leggere articoli accademici) devono pagare fino a 40€ per articolo. Le università, biblioteche e istituzioni di ricerca pagano fino a 1.500.000 € annui per garantire ai propri utenti l’accesso alle pubblicazioni. Università più grandi, come la University of Southern California (190,000 lavoratori e 238,000 studenti), pagano – o meglio, pagavano – 10.000.000 di dollari all’anno per gli abbonamenti alle riviste scientifiche.

Questa dinamica anomala ha suscitato nel tempo diverse forme di reazione:

  • 2011. Alexandra Elbakyan (Kazakhstan) fonda SciHub, portale che diffonde gratuitamente (e illegalmente) 65.000.000 di articoli scientifici. Nasce anche il sito gemello Library Genesis con 25.000.000 di documenti. Entrambi i siti si concentrano sugli articoli pubblicati da Elsevier.
  • 2011. Aaron Swartz (Stanford), fondatore del movimento Demand Progress e autore del Guerilla Open Access
    Manifesto, viene arrestato per aver scaricato migliaia di articoli dalla piattaforma JSTOR. Si suicida in carcere nel
  • 2013. Swartz viene insignito del premio dell’American Librarian Association «per aver promosso e protetto il libero accesso al sapere e alle informazioni governative». JSTOR cambia policy rendendo gli articoli molto più liberi.
  • 2012. Tim Gowers (Cambridge) lancia il boicottaggio The Cost of Knowledge contro Elsevier, aderendo al quale i ricercatori si impegnano a non pubblicare con alcune case editrici. A oggi circa ~17.000 docenti hanno firmato e numerose riviste internazionali hanno cambiato editore.
  • 2016. Boicottaggi nazionali vengono avviati in Finlandia, Olanda, Germania (NoDealNoReview, project DEAL).
  • 2019. dopo mesi di trattative, la University of Southern California cessa il proprio abbonamento a Elsevier, che costava circa 10 milioni di dollari annui.

L’anomalia economica dell’industria editoriale accademica sta quindi suscitando reazioni diverse, istituzionali e spontanee, legali e illegali. Con il passare del tempo la pressione in favore di un modello open access si fa più forte. Ecco perché qui su AIR troverete una lista crescente di collezioni disponibili in open access: buona consultazione, e segnalateci altre collezioni!

COLLEZIONI OPEN ACCESS