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Call for papers del convegno “Una storia minore? I comunisti occidentali, l’antimperialismo e la decolonizzazione in Africa“, organizzato dalla Fondazione Gramsci onlus.

QUANDO E DOVE

Roma, 12-13 dicembre 2019.

TEMA

Negli anni più recenti si sono moltiplicati gli studi sui rapporti tra il movimento comunista e i movimenti di liberazione anticoloniale, sugli incontri tra il “campo socialista” e il Terzo Mondo, e più in generale sull’influenza del comunismo nei processi di decolonizzazione e di formazione del mondo postcoloniale. Questi studi hanno adottato prospettive di storia internazionale e globale sempre meno circoscritte ai temi classici dei dibattiti nel Comintern o delle strategie sovietiche nella guerra fredda. In particolare, appare sempre più rilevante l’impiego di un’ottica transnazionale, rivolta a ricostruire connessioni e influenze che si sono sviluppate parallelamente ai rapporti più visibili e tradizionali dell’internazionalismo comunista. Il convegno intende dare un contributo a queste nuove tendenze storiografiche proponendo un’indagine sui comunisti che svolgevano la propria azione negli spazi imperiali e post-imperiali europei. Tale incontro è incentrato perciò sui rapporti tra i partiti comunisti occidentali nei paesi che possedevano un impero coloniale (Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Belgio, Italia, Olanda, Spagna) e il continente africano. I rapporti tra i PC europei e i movimenti anticoloniali africani costituiscono un oggetto di studio più importante di quanto si sia ritenuto in passato per comprendere meglio le dinamiche intercorse non solo tra le metropoli e le colonie, ma anche tra gli ambienti culturali e politici di matrice marxista-leninista in Europa e le “periferie” coloniali e postcoloniali. Sia le ramificazioni internazionaliste sia lo sviluppo di una dimensione nazionale dei comunisti occidentali, imposero loro una risposta alla questione dello sviluppo ineguale e combinato fra colonizzatori e colonizzati. Tale questione metteva in causa le declinazioni del nesso tra socialismo e nazione in modi spesso contraddittori, data la centralità delle visioni eurocentriche in gran parte dell’internazionalismo comunista e la conseguente difficoltà di elaborare analisi e linguaggi adeguati alle specificità dell’autodeterminazione dei popoli nel continente africano.

Tali questioni, seppur spesso legate anche a un contesto imperiale o post-imperiale, si intrecciano con l’evoluzione del movimento comunista internazionale. A questo proposito, il convegno verterà anche sulle interconnessioni tra comunisti dell’Europa occidentale, Unione Sovietica, paesi socialisti e movimenti e partiti africani, senza tralasciare il ruolo dei sindacati e delle altre organizzazioni collaterali. I comunisti occidentali infatti, svolsero nei rispettivi spazi coloniali e postcoloniali un ruolo pedagogico e politico di mediazione e integrazione intrecciato con l’azione degli altri comunismi (esteuropei, sovietici, asiatici, cubani). Tale funzione non rimase solo confinata alle zone d’influenza nazionali dei diversi partiti comunisti, ma avrebbe spesso travalicato i confini imposti dalla dominazione europea, inserendosi nel
contesto di un allargamento di un campo antimperialista che dalla decolonizzazione in poi avrebbe inglobato molti movimenti e Stati del terzo mondo, favorendo i contatti tra il movimento comunista e i nazionalisti africani attraverso i sindacati o i giovani militanti di differenti paesi. In questo senso, il peso delle organizzazioni sindacali o di quelle giovanili e studentesche legate agli ambienti comunisti fu
essenziale per intessere relazioni tra lavoratori e universitari europei e africani, nonché per la formazione di quadri dirigenti di partiti e movimenti politici locali. In Africa le centrali sindacali e gli ambienti studenteschi divennero anche dei bacini di  discussioni e innovazioni ideologiche importanti, avviate grazie alla rilettura delle opere di Marx, Lenin o Mao secondo le condizioni storiche e sociali del continente.

L’arco cronologico oggetto delle relazioni coinciderà con l’esistenza del comunismo inteso come fenomeno globale (1917-1991), includendo il periodo della crisi del sistema coloniale tra le due guerre, per incentrarsi sull’epoca della decolonizzazione.
L’intervento economico e politico delle grandi potenze e le sanguinose guerre civili e di liberazione che infiammarono il continente dagli anni 60 in poi, aprirono nuovi scenari e nuove prospettive nelle relazioni tra l’Europa occidentale post-imperiale e l’Africa postcoloniale. Per questo motivo si privilegeranno quelle analisi storiografiche volte a inserire la politica dei PC occidentali in un contesto globale più ampio, osservando le dinamiche transnazionali che ne hanno guidato e accompagnato l’azione, con l’obiettivo di mettere in luce meglio il ruolo del movimento comunista nella costruzione delle idee e dei linguaggi anticoloniali, nei tentativi di plasmare modelli di sviluppo e di statualità diversi e alternativi a quelli occidentali, e nelle eredità lasciate all’Africa contemporanea.

Le tematiche da affrontare potranno spaziare tra due diversi assi di ricerca:

  • Le relazioni tra i PC occidentali e i movimenti africani in un contesto coloniale o postcoloniale e nel quadro della guerra fredda. Quali furono i rapporti tra i comunisti dei
    paesi europei aventi un impero coloniale e i movimenti politici dei territori africani
    governati dalla loro nazione di appartenenza? Quali sarebbero stati i loro rapporti
    dopo le indipendenze degli stati africani? Quale fu l’impatto dei riferimenti
    ideologici e culturali del Movimento comunista in questo tipo di relazioni euroafricane? Come analizzare le relazioni tra i movimenti di liberazione nazionale
    dell’Africa e i comunisti dell’Europa occidentale nel contesto della guerra fredda?Quale fu il ruolo e l’influenza delle grandi potenze mondiali o degli attori locali
    (USA, URSS, Cina, CEE, Cuba) su tali rapporti e sullo sviluppo di un dialogo NordSud
  • Organizzazioni sindacali, giovanili e studentesche tra Europa e Africa. Il ruolo dei comunisti. Quale fu l’impatto delle lotte dei lavoratori europei su quelle anticoloniali africane e viceversa? Quale ruolo ebbero i sindacati europei nella formazione e nello sviluppo delle centrali africane? Quale fu l’influenza culturale e politica degli ambienti studenteschi e giovanili africani nelle capitali europee e quale fu il ruolo degli insegnanti e dei circoli intellettuali comunisti presenti in Africa? Quale fu l’importanza della circolazione delle persone e delle idee tra blocco socialista, partiti
    comunisti occidentali e movimenti anticoloniali africani?

CANDIDATURE

Per partecipare è necessario inviare, entro e non oltre il 30 aprile 2019 all’indirizzo email communismafricaconf19@fondazionegramsci.org, un abstract di 3000 battute (spazi inclusi) e un CV di due pagine.

I risultati della selezione saranno resi noti entro il 31 maggio 2019.

Lingue del convegno: italiano, francese, inglese.

L’organizzazione prenderà in carico le spese di viaggio e di alloggio per i relatori.

Comitato scientifico:
Françoise Blum (CNRS – Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne); Marco Di Maggio (Sapienza Università di Roma); Silvio Pons (Scuola Normale Superiore, Pisa – Presidente della Fondazione Gramsci); Gabriele Siracusano (Università di Roma “Tor Vergata”- Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne); Serge Wolikow (Université de Bourgogne, Dijon – Presidente del comitato scientifico della Fondation Gabriel Péri).

Il testo della call è reperibile anche nel sito della Fondazione Gramsci onlus.


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