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italy COSA

“1969-2019 – 50 anni di Autunno caldo: tra storiografia, eredità e testimonianza” Convegno internazionale organizzato dal Centre de Recherches Italiennes (CRIX-EA369, Université Paris Nanterre) e dal LUHCIE – Laboratoire Universitaire Histoire Cultures Italie Europe (équipe d’accueil 7421, Université Grenoble-Alpes)

Il convegno vuole dare, a cinquant’anni dagli eventi, una lettura storica di ciò che potrebbe essere definito il «secondo biennio rosso italiano» (1968-1969), analizzando i cambiamenti radicali a livello teorico, filosofico, politico, economico e giuridico avvenuti grazie alle lotte per migliorare le condizioni di vita e di lavoro degli operai. Verrà ugualmente analizzata la questione dell’eredità del periodo in questione. Cosa resta, oggi, delle lotte,delle rivendicazioni, delle forme organizzative che ha visto nascere o affermarsi?

QUANDO E DOVE

15 ottobre 2019 – Université Grenoble-Alpes

17-18 ottobre 2019 – Université Paris Nanterre

TEMA

I temi affrontati negli interventi si suddivideranno secondo i seguenti assi di ricerca:

  • Asse 1: l’operaismo teorico

Questo primo asse di ricerca è dedicato alle dimensioni teoriche dell’operaismo italiano e ai suoi legami con le mobilitazioni operaie dell’Autunno caldo. Se l’operaismo non ha mai costituito una corrente di pensiero omogenea e dogmatica, durante gli anni sessanta i suoi rappresentanti hanno prodotto un’importante quantità di testi ricchi di riflessioni, idee e suggerimenti nati soprattutto nel corso delle lotte e durante le “con-ricerche” condotte insieme agli operai. Si trattava in particolare di analizzare, attraverso una rilettura critica di Marx, le trasformazioni del capitalismo avanzato, le sue ripercussioni sulle condizioni di lavoro degli operai e le possibilità di organizzazione e di resistenza della classe operaia. In che misura il lavoro teorico dei primi operaisti, riuniti attorno a riviste come “Quaderni rossi” o “classe operaia”, ha influenzato le lotte operaie degli anni sessanta e più specificamente quelle del 1969? Come questo momento di accesa conflittualità, auspicato da loro, è stato letto dagli operaisti? In che modo i concetti operaisti di “operaio massa”, di “autonomia”, di “rifiuto del lavoro” o di “composizione di classe” permettono di analizzare le mobilitazioni dell’Autunno caldo?

  • Asse 2: L’Autunno caldo e la sinistra rivoluzionaria

Il secondo asse di ricerca riguarda gli aspetti più pratici dell’influenza operaista sulle lotte dell’Autunno caldo. L’attività operaista è stata sin dall’inizio percorsa da una forte tensione tra teoria e pratica e la necessità dell’intervento politico nel vivo delle lotte è presto venuto alla luce come una questione cruciale. Le questioni legate all’“organizzazione delle masse”, ai rapporti con il movimento operaio ufficiale, alle forme di lotte più efficienti sono maturate durante le varie esperienze operaiste degli anni sessanta fino all’Autunno del 1969. Pertanto, si tratterà di vedere in che modo i «repertori d’azione» adottati nei vari poli della protesta di questa sequenza politica si iscrivono nella continuità delle mobilitazioni operaiste degli anni precedenti. Quale fu il ruolo degli intellettuali operaisti nell’organizzazione degli scioperi? Come si ripropose la tensione tra “entrismo” ed “autonomia” durante l’Autunno caldo? Come e con quale forma specifica la sinistra rivoluzionaria si propone di essere una valida alternativa ai partiti politici e ai sindacati legati alla sinistra tradizionale?

Un ultimo aspetto sarà dedicato all’impegno militante degli operai che, dopo l’incontro con i vari gruppi (Potere Operaio, Lotta continua ma anche Brigate rosse, nate proprio nelle fabbriche milanesi durante le lotte dei CUB – Comitati Unitari di Base) decideranno di abbandonare la fabbrica ed entreranno pienamente nell’azione politica.

  • Asse 3. Attivismo operaio-sindacale

Il terzo asse si propone di allargare il campo di indagine. Nonostante il notevole peso assunto nelle lotte, i “gruppi rivoluzionari” restano decisamente minoritari. Sarà quindi interessante spostare lo sguardo verso l’operaismo della sinistra sindacale, interna e trasversale alle sigle storiche tradizionali (Cgil, Cisl, Uil), che diviene egemone tra il 1968 e il 1969, imponendo con forza un “sindacato dei consigli” che fu il vero promotore e protagonista dell’Autunno. La stagione, di fatto, si concluse infatti con la firma del Contratto Nazionale dei Lavoratori tra sindacati e imprese.

La vittoria del ’69 fu merito innanzitutto dei lavoratori (intesi in senso ampio e generale, non solo dunque l’operaio-massa della grande fabbrica fordista), che spinsero per una diversa rappresentanza politica e soprattutto sindacale, che fosse più democratica (i delegati e i Consigli), più autonoma (il sindacato soggetto politico) e più unitaria (la Federazione lavoratori metalmeccanici). E fu merito di quella “nuova sinistra” che veniva dal movimento operaio “ufficiale” e che, per larga parte, restò nel movimento operaio “ufficiale”, radicalizzandolo. Sarà quindi interessante anche indagare la complessa dialettica tra movimenti giovanili e soggetti istituzionali (associazioni, partiti, sindacati), tra vecchie e nuove sinistre – più o meno riformiste (in senso radicale) e più o meno rivoluzionarie.

  • Asse 4. Dopo l’Autunno caldo: eredità giuridica, economica e culturale

Quali effetti ha prodotto l’Autunno caldo? Questo periodo di intensa conflittualità sociale ha visto nascere la rivendicazione di nuovi diritti centrati sulle condizioni lavorative nelle fabbriche (orari di lavoro, rappresentazione sindacale, salute, istruzione, parità di remunerazione, condizione femminile…). L’insieme della struttura industriale italiana è stata fortemente scossa dalla forza dell’Autunno caldo. Quali ripercussioni economiche e giuridiche ci sono state sulle imprese italiane come, ad esempio, la Fiat? Si tratterà di esaminare soprattutto i risultati giuridici e legislativi di queste lotte (l’accordo firmato l’8 gennaio 1970, la creazione dei Consigli di fabbrica, l’adozione dello Statuto dei lavoratori nel maggio 1970…). La reazione degli industriali e della Confindustria rispetto alla questione operaia presenta un grande interesse: basti pensare alla schedatura interna degli operai militanti, spesso approvata dagli stessi sindacati tradizionali.

Un secondo aspetto riguarda le produzioni culturali legate all’Autunno caldo. Cercheremo di capire come questo evento abbia rappresentato una fonte d’ispirazione per il cinema, la musica e la letteratura. Quali punti di vista e che tipo di rappresentazioni sono state privilegiate? Con quali effetti? E quali elementi storici sono stati selezionati per evocare questo momento storico e sociale?

Vorremmo, infine, esaminare la questione dell’eredità politica dell’Autunno caldo nel XXI secolo. Cosa resta oggi delle lotte e delle rivendicazioni dell’epoca? In un mondo industriale radicalmente mutato negli ultimi cinquant’anni, è ancora presente la spinta operaia autonoma rispetto ai sindacati ufficiali? Esiste una forza che possa ancora modificare il mondo del lavoro o, dopo la ristrutturazione voluta dal patronato negli anni ’80, tutto si è volatilizzato? Cosa rimane di questi operai che, per mesi, si sono battuti sulle piazze di mezza Italia per i loro e per gli altrui diritti?

SCADENZA E CANDIDATURA

Le proposte di contributo (un abstract di 300 parole e un breve CV) dovranno essere inviate entro e non oltre il 1° maggio 2019 ai seguenti indirizzi mail:

Le decisioni del Comitato Scientifico saranno rese note entro il 31 maggio 2019.

 


QUOI

“1969-2019 – 50 ans d’Autunno caldo : entre historiographie, héritage et témoignage” Colloque international organisé par le Centre de Recherches Italiennes (CRIX-EA369, Université Paris Nanterre) et par le LUHCIE – Laboratoire Universitaire Histoire Cultures Italie Europe (équipe d’accueil 7421, Université Grenoble-Alpes).

Ce colloque envisage de donner, cinquante ans après les événements, une lecture historique de ce qu’on pourrait appeler le « secondo biennio rosso italiano » (1968-1969) et d’analyser les changements profonds, aux niveaux théorique, philosophique, politique, économique et juridique, survenus grâce aux luttes de l’époque pour améliorer les conditions de vie et de travail des ouvriers. On envisagera également la question de l’« héritage » de cette époque. Que reste-t-il aujourd’hui des luttes, des revendications, des formes d’organisation qu’il a vu naître ou s’affirmer ?

QUAND ET OU

15 octobre 2019 – Université Grenoble-Alpes

17-18 octobre 2019 – Université Paris Nanterre

SUJET

Les thèmes abordés dans les interventions se répartiront selon les axes suivants :

  • Axe 1 : L’opéraïsme théorique

Ce premier axe de recherche est dédié aux dimensions théoriques de l’opéraïsme italien et à ses liens avec les mobilisations ouvrières de l’Autunno caldo. Si l’opéraïsme n’a jamais constitué un courant de pensée homogène et dogmatique, pendant les années soixante, ses représentants ont produit un grand nombre de textes riches de réflexions, d’idées et de suggestions nées principalement pendant les luttes et durant les con-richerche conduites aux côtés des ouvriers. Il s’agissait surtout d’analyser, à travers une relecture critique de Marx, les transformations du capitalisme avancé, ses répercussions sur les conditions de travail des ouvriers et les possibilités d’organisation et de résistance de la classe ouvrière. Dans quelle mesure le travail théorique des opéraïstes, réunis autour de revues comme Quaderni rossi ouClasse operaia, a-t-il influencé les luttes ouvrières des années soixante et plus spécifiquement celles de l’année 1969 ? Comment ce moment de conflictualité accrue, dont ils avaient souhaité l’avènement, a-t-il été lu par les opéraïstes ? De quelle façon les concepts opéraïstes d’« ouvrier masse », d’« autonomie », de « refus du travail » ou de « composition de classe » permettent-ils d’analyser les mobilisations de l’Autunno caldo ?

  • Axe 2 : L’Autunno caldo et la gauche révolutionnaire

Le deuxième axe de recherche concerne les aspects pratiques de l’influence opéraïste sur les luttes de l’Autunno caldo. L’activité opéraïste a été depuis le début parcourue par une forte tension entre théorie et pratique, et la nécessité de l’intervention politique au cœur des luttes est apparue rapidement comme une question cruciale. Les questions liées à l’« organisation des masses », aux rapports avec le mouvement ouvrier officiel, aux formes de lutte les plus efficaces se sont précisées au cours des différentes expériences opéraïstes des années soixante jusqu’à l’automne 1969. Ainsi, il s’agira de voir de quelle façon les « répertoires d’action » adoptés par les différents groupes de la contestation de cette séquence politique s’inscrivent dans la continuité des mobilisations opéraïstes des années précédentes. Quel a été le rôle des intellectuels opéraïstes dans l’organisation des grèves ? Comment se manifeste nouvellement la tension entre « entrisme » et « autonomie » pendant l’Autunno caldo? Comment et sous quelles formes spécifiques la gauche révolutionnaire se propose-t-elle en tant qu’alternative aux syndicats et partis de la gauche ?

Un dernier aspect à traiter est celui de l’engagement militant des ouvriers qui, après la rencontre avec les groupes de la gauche révolutionnaire (Potere Operaio, Lotta Continua mais aussi avec les Brigades rouges, nées, justement, dans les usines milanaises lors des luttes des CUB – Comitati Unitari di Base) font le choix de quitter l’usine et d’entrer pleinement dans l’action politique.

  • Axe 3. Activisme syndical des ouvriers

Le troisième axe se propose d’élargir le champ d’investigation. Malgré leur importance considérable dans les luttes, les « groupes révolutionnaires » restent résolument minoritaires. Il sera donc intéressant de déplacer notre regard vers l’opéraïsme de la gauche syndicale, interne et transversale aux organisations historiques traditionnelles (Cgil, Cisl, Uil), qui devient dominant entre 1968 et 1969, en imposant avec force un « syndicat desConsigli » qui a été le véritable promoteur et protagoniste de l’Autunno. La saison se conclut en effet avec la signature du « Contratto Nazionale dei Lavoratori » entre syndicats et entreprises.

La victoire de 1969 tient en tout premier lieu aux luttes des travailleurs (au sens large, et donc pas seulement l’ouvrier masse de la grande industrie fordiste) qui se sont battus pour un autre type de représentation politique et surtout syndicale, plus démocratique (les délégués et les « Consigli »), plus autonome (le syndicat comme sujet politique) et plus unitaire (la Federazione lavoratori metalmeccanici). Elle dépend ainsi surtout de cette « nouvelle gauche » qui provenait du mouvement ouvrier « officiel » et qui, en grande partie, reste dans ce mouvement ouvrier « officiel » en le radicalisant. Il sera intéressant d’interroger la dialectique complexe entre ces jeunes mouvements et les institutions (associations, partis, syndicats), entre anciennes et nouvelles gauches – plus ou moins réformistes (dans un sens radical) et plus ou moins révolutionnaires.

  • Axe 4. Après l’Autunno caldo : héritage juridique, économique et culturel

Quels effets l’Autunno caldo a-t-il produits ? Ce moment d’intense conflictualité sociale a vu la revendication de nouveaux droits concernant les conditions de travail dans les usines (horaires de travail, représentation, santé, égalitarisme des rémunérations, condition féminine…). L’ensemble de la structure industrielle italienne a été durement touchée par la force de l’Autunno caldo. Quelles répercussions, économiques et juridiques, ces mobilisations ont-elles eues sur les entreprises – par exemple Fiat ? Il s’agira notamment d’examiner les résultats juridiques et législatifs des luttes de l’Autunno caldo (nouveauté de l’accord signé le 8 janvier 1970, création des Consigli di fabbrica, adoption du Statuto dei lavoratori en mai 1970…). La réaction des chefs d’entreprise par rapport à la question opéraïste présente elle aussi un grand intérêt : il suffit de penser au fichage interne des ouvriers militants, d’ailleurs souvent approuvé par les syndicats traditionnels.

Un deuxième aspect concerne les productions culturelles liées à l’Autunno caldo. Nous chercherons à comprendre comment cet événement a représenté une source d’inspiration pour le cinéma, la musique et la littérature. Quels éléments historiques a-t-on sélectionnés pour évoquer cette séquence? Quels points de vue et quelles représentations a-t-on privilégiés ? Avec quels effets ?

Nous voudrions enfin examiner la question de l’héritage politique de l’Autunno caldo au XXIe siècle. Que reste-t-il aujourd’hui des luttes, des revendications de l’époque ? Dans un monde industriel qui a radicalement changé depuis les années 60, des élans ouvriers autonomes par rapport aux syndicats officiels sont-ils encore présents ? Existe-t-il une force qui puisse encore modifier le monde du travail ou tout a-t-il disparu après la restructuration voulue par le patronat dès les années 80 ? Que reste-t-il de ces ouvriers qui, pendant des mois, ont combattu dans la rue pour leurs droits et ceux des autres ?

ECHEANCE ET CANDIDATURE

Les propositions de communication devront comporter environ 300 mots, une bibliographie succincte et une courte notice biographique. Les langues de communication sont le français et l’italien.

Elles sont à envoyer avant le 1er mai 2019 aux adresses suivantes :

christophe.mileschi@u-paris10.fr

elisa.santalena@univ-grenoble-alpes.fr

Les décisions du Comité Scientifique seront communiquées au plus tard le 15 mai 2019.


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