L’elevator speech o pitch è, letteralmente, un discorso che si intraprende in ascensore con uno sconosciuto in attesa di arrivare al proprio piano; nella pratica è, invece, una sintetica presentazione di se stessi, dei propri obiettivi e delle proprie attività.
Il concetto è molto noto nell’ambito marketing, ma decisamente meno, purtroppo, in quello universitario. Eppure, sono molte le occasioni legate al mondo accademico in cui sarebbe utile saper descriversi in modo accattivante in poche parole – basti pensare a un colloquio di lavoro, una cena sociale, uno scambio di battute per rompere il ghiaccio prima di una tavola rotonda.
L’elevator speech, di regola, dura dai 30 a 120 secondi. Come fare, allora, per evitare balbettii sconnessi o, al contrario, interminabili sermoni autocelebrativi?
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Ecco qualche consiglio utile:

  • vai dritto al sodo: visto il tempo minimo a disposizione, è bene chiarire subito chi sei, cosa fai e cosa ti interessa. Se vuoi accennare alle tue passate esperienze o a quelle future, sii diretto/a e coinciso/a, senza perderti in eccessivi dettagli.
  • Concentrati su quel che fai e sei tu, piuttosto che sul curriculum dei tuoi maestri o su cosa accade nel tuo dipartimento.
  • Sii assertivo/a, non arrogante: il tuo discorso deve mirare a renderti credibile e autorevole senza però suonare sprezzante o borioso/a.
  • Cerca di tenere viva l’attenzione di chi ti ascolta, tanto più che l’elevator pitch è una sorta di breve monologo. Cura, perciò, il tono della voce (che non dovrebbe essere troppo alto o troppo basso, né concitato o monocorde) e la scelta delle parole (sii specifico/a, ma senza esser pedante); scegli accuratamente il registro; guarda negli occhi i tuoi interlocutori e, se ritieni sia il caso, inserisci con disinvoltura qua e là dei piccoli segnali per dare l’impressione che tu voglia stabilire dei ponti.
  • Racconta di te e delle tue esperienze in modo spigliato, ma professionale e misurato.
  • Allenati a esporre un elevator pitch in almeno due lingue (inglese incluso) per non trovarti mai impreparato/a.

E una volta terminato il discorso?

  • elevator speechTieni i biglietti da visita a portata di mano: se, alla fine della presentazione, gli interlocutori sembrano davvero interessati, è bene battere il ferro finché caldo e cercare di trasformare un incontro, magari casuale e distratto, in un’occasione di conoscenza o, addirittura, di collaborazione. Sebbene un po’ vintage, il biglietto da visita è tuttora meno volatile e più elegante di un “Sei su Facebook?”. E’ possibile anche porre la stessa domanda a proposito di Academia o Researchgate, tenendo però conto che, in un certo numero di casi, i profili su questi social network vengono abbandonati a se stessi o aggiornati in maniera sporadica.
  • Rispondi a eventuali domande in maniera sintetica e incoraggia gli altri interlocutori a raccontare qualcosa di se stessi.

Per esercitarti a casa, scrivi un’auto presentazione della lunghezza di una pagina e, poco alla volta, riducila a metà, eliminando di volta in volta gli elementi che ti sembrano superflui. Ripeti il testo tre-quattro volte senza leggerlo per assimilarlo meglio e farlo più tuo. Infine, per perfezionarti ulteriormente, puoi registrarti e riascoltarti: in questo modo ti sarà più facile individuare punti di forza e di debolezza.
Se cerchi ulteriori consigli circa l’elevator speech in ambito accademico, puoi dare un’occhiata a questi link:

Buon lavoro!
 
Immagine di copertina tratta da Smartbusiness;

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