DOTTORATO IN ITALIANISTICA ALL’ESTERO?

L’idea di intraprendere un dottorato in italianistica all’estero per molti potrebbe suonare curiosa; inoltre, in proposito circolano alcuni luoghi comuni (riguardanti le modalità di ammissione, la qualità della ricerca, il valore del titolo, la preparazione dei dottorandi…) che rischiano di influenzare la scelta. Occorre quindi fare subito una puntualizzazione: frequentare un dottorato in italianistica in un paese diverso dall’Italia non significa optare per una scorciatoia, né per un corso di studi meno prestigioso o meno impegnativo.

Al momento di valutare la possibilità di un dottorato in italianistica all’estero, credo sia utile tenere a mente questi elementi, spesso sottostimati:

  • Per esser ammessi a un dottorato di regola non basta aver avuto una buona media durante il percorso universitario o aver ottenuto 110 e lode. Inoltre, spesso viene richiesta una buona padronanza di una lingua (inglese e/o quella del paese in cui si fa domanda per il dottorato), solitamente (almeno) al livello B2 del Quadro comune europeo. Che fare, quindi? Oltre ad ampliare o affinare le tue competenze linguistiche, è bene cercare di mettere a fuoco con onestà quali sono davvero i tuoi punti di forza: conosci alla perfezione tutti gli archivi di cui ti vuoi occupare nel tuo progetto di dottorato? Hai una grande vocazione per l’insegnamento della tua disciplina? Sei sempre aggiornatissimo/a sulle evoluzioni del tuo campo e sulla relativa bibliografia? Questo tipo di informazioni ti saranno molto utili per la cover letter (ossia la lettera di presentazione/motivazionale richiesta in molti atenei) o durante le eventuali prove di ammissione.
  • Essere accettati in un corso di dottorato *non* significa automaticamente ottenere una borsa di studio; e, forse ancora più importante, ottenere una borsa di studio non significa automaticamente ottenere l’esenzione al pagamento delle tasse universitarie (che, peraltro, possono anche esser piuttosto esose). Per questa ragione ti conviene informarti approfonditamente sulle opportunità di finanziamento, le modalità e le tempistiche da rispettare durante il corso di studio, le offerte di lavoro nel campus universitario, ecc. 
  • A volte viene richiesto ai dottorandi di insegnare discipline quali lingua e/o letteratura italiana: questo significa che, per un periodo più o meno lungo, oltre a lavorare sul dottorato, per diverse ore a settimana dovresti preparare lezioni, correggere prove d’esame, rispondere alle email degli studenti, partecipare a riunioni e dedicarti a questioni burocratiche. Questo carico di lavoro non va assolutamente preso alla leggera.
  • Frequentare un corso di dottorato all’estero è spesso ben diverso dal farlo in Italia: le modalità di svolgimento, i diritti e i doveri degli/delle dottorandi/e sono differenti, spesso variabili da ateneo a ateneo. Potrebbe, per esempio, esserti richiesto di scrivere la tesi nella lingua del paese in cui studi; alcuni dipartimenti spingono i propri dottorandi a concentrarsi sulle proprie ricerche dottorali, mentre altri sono incoraggiati a svolgere molte attività. 
  • Vivere e lavorare all’estero è tanto stimolante quanto impegnativa e, specie se si desidera o se si deve calibrare la propria vita su due nazioni, ciò può costituite un’esperienza emotivamente, economicamente, fisicamente e psicologicamente intensa. Lo scenario non è, insomma, quello di un Erasmus o di una vacanza studio.

Un ultimo consiglio: non aver fretta di prendere una decisione e non contattare a tappeto tutti i docenti o i dipartimenti di italianistica, se non hai le idee abbastanza chiare. Intraprendere un dottorato, per di più all’estero, ha un peso più o meno grande nella tua vita.

Buona scelta!


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